Castelli e abbazie

Lomellina, la piccola Loira

Dal castello di Vigevano, in cui nel 1452 nacque Ludovico Sforza detto il Moro, duca di Milano e conte di Mortara, a quello di Cozzo, che nel 1495 ospitò il re di Francia Luigi XII, sceso in Italia proprio per rivendicare le sue mire sul ducato sforzesco del Moro. La storia della Lomellina passa attraverso i suoi manieri, dall’aprile 2018 posti al centro dell’itinerario turistico “Lomellina, la piccola Loira” promosso dall’Ecomuseo del paesaggio lomellino.

Castello di Valeggio

Castello di Valeggio

La maggior parte dei castelli si trova nella Lomellina occidentale, fra il fiume Sesia e il torrente Agogna: questi territori rappresentavano la zona di confine fra il ducato di Milano, prima in mano ai Visconti e poi agli Sforza, e i duchi di Savoia e i marchesi del Monferrato. Nel processo di incastellamento furono coinvolte le comunità di Sartirana, Valle, Cozzo e la sua frazione Celpenchio, Pieve del Cairo, Mede e la sua frazione Tortorolo, Frascarolo, Lomello, Galliavola, Gambarana, Torre Beretti, Castello d’Agogna, Robbio, Rosasco, Palestro, Olevano e Villanova di Cassolnovo. Nella parte orientale della Lomellina, fra l’Agogna e il Ticino, si trovano i castelli di Vigevano, Valeggio, Alagna, Scaldasole, Gambolò, Garlasco, Parasacco e Gropello Cairoli. La gran parte di questi beni architettonici fu edificata nel periodo visconteo, spesso ampliando costruzioni fortificate realizzate tra il X e il XIV secolo, per svilupparsi in quello sforzesco, fino alla sua scomparsa tra la seconda metà del XV e la prima metà del XVI secolo. Ricorrenti sono alcuni elementi architettonici: i beccatelli che sorreggono parti sporgenti e la decorazione in mattoni a denti di sega.

Castello di Frascarolo

Castello Beccaria

Castello di Gambolo

Castello di Gambolo

Castello di Sartirana

Castello di Scaldasole

La maggior parte dei castelli si trova nella Lomellina occidentale, fra il fiume Sesia e il torrente Agogna: questi territori rappresentavano la zona di confine fra il ducato di Milano, prima in mano ai Visconti e poi agli Sforza, e i duchi di Savoia e i marchesi del Monferrato. Nel processo di incastellamento furono coinvolte le comunità di Sartirana, Valle, Cozzo e la sua frazione Celpenchio, Pieve del Cairo, Mede e la sua frazione Tortorolo, Frascarolo, Lomello, Galliavola, Gambarana, Torre Beretti, Castello d’Agogna, Robbio, Rosasco, Palestro, Olevano e Villanova di Cassolnovo. Nella parte orientale della Lomellina, fra l’Agogna e il Ticino, si trovano i castelli di Vigevano, Valeggio, Alagna, Scaldasole, Gambolò, Garlasco, Parasacco e Gropello Cairoli. La gran parte di questi beni architettonici fu edificata nel periodo visconteo, spesso ampliando costruzioni fortificate realizzate tra il X e il XIV secolo, per svilupparsi in quello sforzesco, fino alla sua scomparsa tra la seconda metà del XV e la prima metà del XVI secolo. Ricorrenti sono alcuni elementi architettonici: i beccatelli che sorreggono parti sporgenti e la decorazione in mattoni a denti di sega.

Le altre grandi testimonianze dell’epoca medievale in Lomellina sono le abbazie. Fra il IX e il XV secolo Mortara e Breme primeggiarono per il numero di priorati, abbazie, parrocchie, prepositure, chiese e ospedali di cui manterranno il controllo. Papi, re e imperatori concedettero più volte la loro suprema protezione. L’Ordine Mortariense fu fondato nel 1080 dal nobile Adamo, che a Mortara costruì un monastero e una chiesa dedicati alla Santa Croce di Cristo: nel 1448 i Mortariensi saranno inglobati nei Canonici Lateranensi. A Breme l’abbazia benedettina di San Pietro fu fondata nel X secolo dai monaci dell’abbazia della Novalesa, distrutta dai Saraceni. Nacque così l’Ordine Bremetense, che fra l’XI e il XVI secolo fu uno dei più potenti d’Europa. Nel 1542 i benedettini si trasferirono nell’eremo di Sant’Alberto di Butrio, sostituiti dalla Congregazione olivetana.

Inoltre, ancora oggi si possono visitare l’abbazia carolingia di Sant’Albino, a Mortara, che fu gestita dai monaci Agostiniani di Tours, la cluniacense San Valeriano, a Robbio, Santa Maria di Acqualunga, a Frascarolo, e la cistercense San Pietro di Erbamara, a Cergnago.

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