Il sacro in Lomellina

Il cristianesimo si diffonde timidamente e in forma segreta dal III secolo, ma solo l’editto sulla libertà di culto firmato dall’imperatore Costantino nel 313 permetterà ai primi seguaci di Cristo di mettere radici fra Po, Ticino e Sesia. Qui arrivano a predicare figure illustri di santi come Eusebio, vescovo di Vercelli morto nel 370, il suo successore Gaudenzio, Martino di Tours, Agostino di Ippona e il milanese Ambrogio.

Abbazia S.Albino – esterno

Abbazia S.Albino – affreschi

Sempre fra IV e V secolo nascono i primi ordinamenti ecclesiastici gerarchici: i vescovadi s’insediano nei municipi romani, le chiese, dette matrici o pievi, nei pagi o corti, circoscrizioni amministrative situate in campagna, e le cappelle o le parrocchie nei vici, cioè i villaggi sparsi. Rudimentali sedi di vescovado sono anche Lomello e Cozzo, poi evangelizzate la prima da Pavia e la seconda da Vercelli e Novara, mentre la zona lungo il Po risente dell’influenza della diocesi di Tortona. Significativa, ancora oggi, la presenza di “pievi” (Albignola, del Cairo e di Velezzo), primi nuclei cristiani sorti spesso sull’area di preesistenti tempi pagani. Non meno rara la presenza del battistero, dove viene celebrato il battesimo per immersione: oggi sopravvivono quelli di Lomello (San Giovanni ad fontes, sulla cui data di costruzione gli storici oscillano fra il V e l’VIII secolo) e di Velezzo, ricostruito fra il IX e X secolo su fondamenta più antiche, forse del V secolo. Anche a Pieve del Cairo esisteva un battistero, poi cancellato dalle ricorrenti piene del Po: era a pianta quadrata, l’unica in Lomellina perché quella di Lomello è ottagonale e quella di Velezzo circolare.

Chiesetta di San Paolo a S.Giorgio

Interno della chiesa di San Rocco a Sant’Angelo

Le pievi lomelline sorgono nella prima metà del V secolo e sono in genere localizzate fuori dall’abitato. Da documenti medioevali sappiamo che le pieve di Cozzo, Robbio e Confienza dipendevano dalla diocesi di Vercelli; Sant’Albino di Mortara, Gravellona, Sant’Ambrogio di Vigevano, Treblate (forse Cassolnovo), San Pietro di Masuvico (paese scomparso fra Gambolò e Vigevano) da Novara; Sant’Angelo, Santa Croce di Mortara, Cilavegna, Sant’Eusebio di Gambolò, Borgo San Siro, Tromello, Velezzo, Sartirana, Breme, Frascarolo, Borgo Franco (Suardi), Mede, Lomello, Cairo, Dorno, Garlasco, Albignola, San Nazzaro del Bosco, Sommo e Sant’Alessandro di Carosio (Zeme) da Pavia.

Basilica di Lomello

Basilica di Lomello

Fondamentale per la storia religiosa, ma anche sociale ed economica della Lomellina è lo sviluppo del monachesimo, egemonizzato dalle figure di Benedetto da Norcia e di Colombano di Bobbio. Nell’alto Medio Evo il recupero delle aree marginali e incolte attraverso il disboscamento delle selve, l’opera di bonifica delle vaste zone paludose di pianura, l’introduzione di nuove tecniche agrarie e la razionalizzazione di quelle vecchie sono attività legate all’organizzazione stessa del monastero. Nel corso del IX secolo nascono le prime realtà filiate dall’abbazia tortonese di San Pietro di Precipiano: la chiesa e il priorato di San Paolo a Sartirana, San Pietro a Gambarana, la cappella di San Colombano lungo il Sesia, tra lo scomparso Meleto e Langosco, e Sant’Agata a Lomello. Intorno all’anno Mille si conta una trentina di pievi, priorati e rettorie di chiese rurali affidate alla cura dei monaci. Per importanza spiccano a Breme l’abbazia di San Pietro, figlia di quella benedettina della Novalesa e fulcro del potente Ordine dei Bremetensi, e a Mortara le abbazie di Sant’Albino e di Santa Croce, rispettivamente gestite dai monaci Agostiniani di Tours e dall’Ordine dei Mortariensi (Agostiniani regolari). Da Breme dipendono il monastero di San Pietro a Lomello, la grangia di San Siro a Frascarolo e quella di Santa Maria di Bagnolo, nei pressi di Langosco, che sarà poi l’avamposto padano dell’abbazia benedettina di San Michele alle Chiuse, vicino a Susa. A Santa Croce fanno capo i priorati di Santa Maria a Zeme, di San Terenziano a Nicorvo e di Santa Maria a Castello d’Agogna, dove i Mortariensi officiano anche la chiesa di San Martino “in Castel Barona”. Insediamenti mortariensi sono anche il monastero di Santa Maria “de strada”, tra Ceretto e Mortara, di San Pietro a Ceretto, la chiesa e la “cella” di Sant’Agostino a Cava Manara e le chiese mortaresi di San Cassiano e dei santi Siro e Gentiniano. Una delle più antiche presenze cenobitiche in Lomellina è il monastero tortonese di San Marziano, da cui a Mede dipendevano l’omonima chiesa pievana, le piccole corti di Parzano e Goido, e le “celle” di Castellaro e di Tortorolo, oltre a Sant’Innocenzo di Cairo.

Pieve e battistero di Velezzo

Cripta dell’Abbazia di San Pietro a Breme

Nel 1170 le abbazie cluniacensi di San Valeriano di Robbio, San Maiolo di Gambolò e San Vittorino di Cozzo passano ai monaci di Vallombrosa, mentre nel Duecento le abbazie di Santa Maria di Acqualunga, a Frascarolo, San Maurizio in Monticello, vicino a San Giorgio, e San Pietro di Erbamara, a Cergnago, sono trasmesse all’abbazia di Citeaux, culla della riforma cistercense.

Santuario della Madonna del Soc

Santuario della Madonna del Soc

Antica Pieve

Antica Pieve

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